Si, Julen Lopetegui ha più anni di Simeone, definirlo giovane a 51 anni è una chiara forzatura, tuttavia in termini calcistici lo spagnolo non ha tutta questa grande esperienza, è stato alla guida del Porto dal 2014 al 2016 prima di essere esonerato per mancanza di risultati, precedentemente agli albori della carriera da tecnico a livello di club è stato per un breve periodo al Rayo Vallecano e al Real Castilla. In compenso l’esperienza l’ha fatta da commissario tecnico partendo dalla Spagna under 19 fino alla nazionale maggiore, conquistando due titoli europei rispettivamente con l’under 19 e 21.

Così lo spagnolo si è affermato come tecnico votato al bel gioco, grazie al quale è possibile conseguire risultati di rilievo. Questo ha condotto Perez a puntare su di lui, scelta in antitesi rispetto alla visione comune di Zinedine Zidane, vale a dire grande gestore, utilizzatore di risorse che sfrutta esclusivamente le abilità dei singoli per ottenere risultati.

Il primo banco di prova per fare paragoni non può essere che la Supercoppa Uefa 2018, che contrappone il Real ai cugini dell’Atletico. Sulla carta, guardando l’undici iniziale, non sembra un Real così diverso dal recente passato. Si schiera col classico 4-3-3 ma, concentrandosi sugli uomini, qualcosa che non convince si trova subito. Come attaccanti esterni rispettivamente a sinistra e a destra ci sono Asensio e Bale. Ci si poteva aspettare con l’addio di Ronaldo, un ritorno di Bale a sinistra, dove tanto bene aveva fatto col Tottenham, inoltre se c’è una qualità evidente di Asensio è il gran tiro oltre ad una buona propensione all’inserimento, ambedue le doti sono pressocché inutili per un attaccante esterno.

Neanche il tempo di metabolizzare il fischio d’inizio che l’Atletico è già avanti, non che il Real di Zidane fosse un fortino inespugnabile, ma la facilità con cui Diego Costa sfrutta lo spazio tra il difensore centrale e il terzino senza alcuna opposizione decisa è quantomeno sospetta. La reazione comunque non si fa attendere il Real comincia a manovrare provando il suo tiki-taka che porta spesso Benzema lontano dalla porta a cercare di duettare con Bale, evidentemente più che in forma anche a destra ma palesemente castrato da un gioco, di stampo catalano, che non è nelle sue corde. Il pareggio comunque arriva grazie ad una grande iniziativa del gallese che galoppa sulla destra mettendo una palla che Benzema indirizza in porta. Sembrerebbe un Real in controllo che mettendola sul palleggio può, facilmente, spaccare le reni agli uomini di Simeone, il condizionale è più che giusto perché i detentori della Champions cominciano a cercare fraseggi improbabili nei loro sedici metri rischiando, non poco, di combinare la frittata.

La sciocchezza di Juanfran sembra condurre i blancos ad una facile affermazione, ma Marcelo con un recupero palla piuttosto ardito evidenzia in un colpo solo tutti gli errori della sua squadra durante la partita, Diego Costa ringrazia e pareggia.  Nel mentre Lopetegui ha prima rafforzato il centrocampo inserendo Modric e levando Asensio e successivamente ha iniziato a smantellare ogni possibile resistenza inserendo Ceballos per Casemiro. L’opera è completa subito dopo il pareggio, con l’uscita dal campo di Isco per Lucas Vazquez, ora il centrocampo è evidentemente saltato in aria, così Saul e Koke passeggiano su quel che resta di Modric, Kroos e Ceballos. La mossa della disperazione è l’inserimento di Mayoral per Kroos, insomma bene ma non benissimo, per un discepolo del tiki-taka, infierire ulteriormente sul centrocampo e intasare un’area di rigore già affollata dalla filosofia del Cholo con un’altra punta.

In bocca al lupo Julen ne avrai bisogno…