Ci sono partite che possono decidere la carriera di un calciatore, segnarne la rinascita o decretarne la fine.  Se la partita poi è la finale di un Campionato Europeo la cosa è maggiormente delicata, ne sa qualcosa Alessandro Del Piero che il 2 luglio del 2000 ha rischiato di porre fine alla sua carriera, almeno quella ad alto livello.

Prima di fare un excursus su quella notte, è bene descrivere il periodo che Pinturicchio ha vissuto nell’annata 1999/2000. La stagione per Del Piero comincia prestissimo con l’Intertoto da giocare, cosa assolutamente non usuale per la Juventus, ma può essere un bene per Alex che è appena rientrato da un lungo infortunio ai legamenti che gli ha fatto saltare tutta la stagione precedente.  Considerando la Juve dell’epoca, una competizione come l’Intertoto per i bianconeri non può che finire in trionfo tuttavia a far gioire i tifosi juventini sono i segnali che Del Piero fornisce sul campo, la condizione non è delle migliori ma tutto sembra indicarla in crescendo. Appunto sembra, in realtà il prosieguo della stagione del 10 bianconero è tormentata da quel che sarebbe potuto essere il suo avvenire senza lo spiacevole episodio di Udine l’anno prima. Alex non riesce a segnare su azione, è freddissimo dal dischetto, ma oltre ai rigori non riesce a trovare la via della rete. Quando sembra potersi sbloccare avere vicino Pippo Inzaghi non lo aiuta, ad esempio a Venezia. Il goal su azione arriva alla penultima giornata contro il Parma, Pinturicchio trova la zuccata vincente e forse decisiva per le sorti del campionato. Purtroppo così non è,  la Juve perde lo Scudetto nel diluvio di Perugia, la Lazio la fa fuori dalla Coppa Italia e il Celta Vigo di Makélélé la umilia eliminandola dalla Coppa Uefa.  Del Piero termina la stagione col club con 12 reti segnate complessivamente e 20 assist di cui 14 in campionato, in Serie A nessuno ha fatto meglio a livello di assist, tuttavia le critiche sono tante e i punti interrogativi altrettanti.

Ma alle porte c’è un Europeo in Belgio e Olanda da giocare con la maglia numero 10 affidatagli da Zoff. In realtà Alex nelle gerarchie parte dietro, fondamentalmente è l’alternativa a Totti, gioca di titolare l’ultima partita del girone contro la Svezia inutile ai fini della qualificazione se non per le statistiche con Pinturicchio che segna il goal del definitivo 2 a 1 per gli azzurri. Viene buttato nella mischia nella stoica semifinale contro l’Olanda, la sua prestazione sembra aprirgli uno spiraglio da titolare anche per la finale contro la Francia ma Zoff non la pensa così, il numero 10 parte dalla panchina. Però al 53esimo è il primo cambio del commissario tecnico, sul punteggio di 1 a 0 per l’Italia potrebbe essere la mossa decisiva per chiudere i conti e portarsi a casa il trofeo. Dopo 5 minuti Del Piero smarcato da Totti aggancia e si invola verso Barthez sembra fatta, ma il tiro è maldestro e termina sul fondo. Al minuto 84 Alex ha la chance per redimersi, ancora a tu per tu con Barthez calcia debolmente in bocca al portiere transalpino. I minuti successivi sono sportivamente tragici, l’Italia si fa prima raggiungere a pochi secondi dalla fine e poi superare a causa del golden gol di Trezeguet. 

Per la stampa Del Piero è il responsabile principale assieme a Zoff, la carriera di quest’ultimo come commissario tecnico finisce così, fortunatamente per Alex non è lo stesso……ma fu davvero ad un passo dalla fine….