La partita di Champions tra Juventus e Manchester United culminata con la sconfitta dei bianconeri in casa è la sintesi perfetta per descrivere quanto il calcio possa essere cinico e per nulla meritocratico. I bianconeri hanno dominato in lungo e largo mettendo in grave imbarazzo gli inglesi che però sono riusciti a spuntarla grazie a due reti messe a segno negli ultimi sei minuti per mezzo di due calci piazzati. Filosoficamente potrebbe essere un argomento interessante discutere la discrasia di questo sport che vede prelevare una squadra che è stata superiore a quella avversaria per circa cinque minuti su novanta, tuttavia se questo avviene il demerito è senz’altro degli sconfitti che non hanno saputo ampliare il proprio vantaggio o amministrarlo in maniera risoluta fino al triplice fischio.

Se sulla mira non si può sindacare più di tanto perché è vero che la Juventus ha sprecato parecchie occasioni cogliendo anche due legni, c’è da interrogarsi su come sia possibile passare da una probabile vittoria con ampio margine ad una sconfitta mentre si è avanti per 1-0. In questo caso la differenza la fanno i dettagli e mai come in questo caso a spostare gli equilibri sono gli allenatori delle squadre sfidanti.

Al minuto 82 Mourinho si appresta a fare le mosse tipiche di un mister con una squadra in svantaggio e in netta difficoltà sul piano del gioco: mettere un uomo di fisico su cui lanciare la palla facendo salire la squadra in modo da sfruttare le sponde (Fellaini) corredato a un giocatore abile a battere i piazzati (Mata). Allegri dal canto suo risponde facendo entrare Barzagli per De Sciglio, schierandosi con un 4-4-2 in fase di possesso che sarebbe divenuto un 5-3-2 in fase di non possesso. Fino a quel momento la fascia sulla quale i bianconeri hanno concentrato le loro azioni è proprio quella destra con Dybala o Ronaldo ad offrire superiorità numerica a Cuadrado e De Sciglio. Sul goal Ronaldo parte dal centrodestra, la traversa di Dybala nasce da un’azione sulla destra, così come il palo di Khedira. Al contempo i pochi pericoli creati dallo United fino ai cambi sopracitati sono partiti dalla medesima fascia con De Sciglio in affanno su un taglio di Sanchez e su qualche serpentina di Martial. Volendo analizzare banalmente la situazione, è fisiologico che la zona di campo nella quale si concentrano i tentativi offensivi di una squadra sia anche quella potenzialmente più esposta, anzi se gli avversari riescono a rendersi minacciosi seppur in maniera confusa in quella porzione di campo, nonostante il netto predominio di chi gestisce il gioco, abbassando il baricentro i pericoli invece di diminuire potrebbero aumentare in maniera considerevole. Ed è proprio quello che è accaduto con Martial, coadiuvato da Rashford, che ha spadroneggiato con davanti Cuadrado e Barzagli evidentemente in apprensione se preso in velocità. C’è da considerare inoltre che rintanandosi se la squadra avversaria inserisce un uomo come Fellaini non si fa altro che incentivare il suo gioco in quanto il belga ha modo di trovarsi facilmente più vicino alla porta avversaria e di conseguenza le sponde o eventuali palle vaganti sono più pericolose.

La punizione che porta al goal di Mata parte dalla fascia destra della Juventus da un gioco a tre che vede rispettivamente coinvolti Martial, Rashford, Fellaini, quest’ultimo scaricando su Pogba costringe Matuidi al fallo. Il piazzato da cui scaturisce l’autogol di Alex Sandro nasce nella stessa zona di campo con Rashford che offre la superiorità numerica a Martial venendo atterrato da Barzagli, con Fellaini a saltare davanti Szczesny provocando la carambola che fa vincere la partita al Manchester-

Si potrebbe chiudere con un paradosso dicendo che la Juventus è stata migliore dello United ma Allegri ha perso con Mourinho…